L'ultimo vero bacio, di James Crumley, lo trovate in (meritevole) edizione Einaudi.
Ho pensato molto a lungo a come raccontarvi di questo libro, poi ho avuto l'illuminazione: è sufficiente che vi spieghi il paradigma di mia invenzione del "ma tu russi?".
Per farlo, permettetemi di coinvolgervi in un piccolo gioco di ruolo.
Immaginiamo il solito tipo a cui piace la solita tipa fantastica.
Lui la corteggia da mesi (suggerimento: ricordatevi, mesi!), lei lo frequenta ma sempre con la solita storia del 'guardami-che-mi-sento-fantastica-ma-non-toccare. Voi maschietti che leggete mi avete capito. Anche voialtre naturalmente.
Il tipo, tra le mille e mille e mille idee che s'ingegna a proporre quotidianamente alla tipa, organizza una cena a casa propria con un po' di amici comuni.
Si mangia, si beve, si chiacchera, si beve. Dal momento che è una serata infrasettimanale, la compagnia verso mezzanotte inizia a perdere pezzi.
Ore 2.30 Zulu, a casa del tipo sono rimasti solo lui medesimo e la tipa medesima. Soli - loro medesimi. La tipa parla dituttounpo' per almeno un'altra oretta. Il tipo ascolta con un sonno boia e pure gli girano perchè la deve pure riaccompagnare a casa.
La tipa monologa e sproloquia sulla coinquilina, rea di evidente lesa maestà a causa di una funesta malattia del setto nasale che di fatto la fa russare senza sosta tutta la notte (detto fra noi, per natale il tipo gli ha già regalato dei tappi per le orecchie... fatevene una ragione).
Ore 4.00 Zulu, dopo mezzora abbondante di coinquilina, la tipa, bella bella con immacolata innocenza e svagatezza, approccia la situazione relativa alla tardissima ora con il paradigmatico (per l'appunto): ma tu russi?
"Ma tu russi?" è il mezzo attraverso il quale si manifestano concretamente diabolici meccanismi interiori, così innati da apparire innocenti, che servono solo a costruire nella propria testa castelli di false situazioni, convinzioni, idiozie, buoni a farsi una ragione di un comportamento sufficientemente negativo da doverselo giustificare ma che già in partenza si è deciso di tenere, oltretutto riassunto, svagatamente, con una battuta slegata da tutto il resto (attenzione: questa è condizione essenziale per il paradigma, perchè implica l'arguzia di chi ascolta a scoprire il gioco e comportarsi di conseguenza, senza dar modo al senso di vergogna altrui di passare il limite di guardia!)
Ergo: battuta secca che non c'entra niente, ma improvvisamente sai tutto di un (quasi certamente brutto) mondo che prima non esisteva.
L'ultimo vero bacio funziona esattamente così.
Le prime due pagine, folgoranti, raccontano tutto il libro. Di più, sono il libro.
A pensarci meglio e fare sforzo di astrazione, anche solo la prima frase è già il tutto, non vi serve altro.
Certo, vi sembrerà fuori contesto, forse così su due piedi vi dirà poco, ma il danno è già fatto: Abraham Treahorne e Firebird Roberts vivono già dentro di voi e vorrete conoscere il loro destino.
Vorrete conoscere la loro velocità.
Se qualcuno stesse pensando che questo sia un difetto tragico, lo aiuterà - confido - sapere che le 400 pagine successive sono a dir poco miracolose, emozionanti, suggestive.
Si respira sfogliando il libro tanto il puzzo dei bicchieri bavosi di birra e whisky quanto l'aria gelida di una decappottabile lanciata a manetta su qualche ruote sperduta, si percorrono migliaia di miglia in pochi giorni di racconto e non ci bastano mai le decine di disgraziati che s'incontrano, disgraziati veri perchè disgraziati dentro, contemporaneamente denudati e amorevolmente protetti dalla penna di Crumley, messi al centro di situazioni assurde, beffarde, patetiche eppure tragicamente verosimili, che sempre di vite di disgraziati stiamo parlando.
Per darvi qualche coordinata in più: se vi piacciono i noir e avete letto Chandler (prima) e Lansdale (dopo), sappiate che avete di fronte l'anello di congiunzione tra i due.
Se non vi piacciono i noir, fregatevene e leggetelo lo stesso!
Leggo in giro che questo è il capolavoro di Crumley, che non ha più raggiunto questo livello. Non faccio fatica a crederci.
Crumley qui esprime un vero e proprio culto per la singola pagina, bella come raramente capita di ammirare, riuscendo nel contempo a tenere ritmo e trama del racconto a livelli sempre alti.
Un libro sincero, forse anche troppo per qualcuno deboluccio di stomaco e di principi, e nonostante questo miracolosamente equilibrato.
Abbiate cura di Firebird, mi raccomando.
J_One
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2 commenti:
caro il mio jericho_one, non avresti saputo meglio spiegare questo libro. le emozioni e le sensazioni che ti accompagnano per tutta la sua lettura sono a dir poco folgoranti. le bevute, le miglia in macchina, le scazzottate raccontate cosi duramente, ti fanno venir voglia di essere li.
meno male che non hai accennato alla ultima pagina del libro (questa ve la dovete leggere!!!), roccambolesco e spiazzante dal'inizio alla fine.
viva crumley, viva firebird...
p.s. firebird per un certo periodo è stato a casa mia, poi con una scorreggia un giorno mi ha dato l'addio e non lo ho più visto
con te non vale, sfondo una porta aperta, però l'ultima pagina me la vado a rileggere!
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