martedì 16 febbraio 2010

Requiem per un router

Oggi sopporterete questo mio grido solitario di dolore.
Il compagno di mille avventure e viaggi, che ormai da due anni mi scortava nelle mie scorribande internettiane - la peggiore di tutte certamente questo blog che, dovete sapere, scrivo quasi esclusivamente dal mio netbook - si è spento. Tra lancinanti grida di dolore, cigolii da far tremare la spina dorsale al più burbero dei machi, e incoraggiamenti più o meno velati all'eutanasia - "Tappami Levante, tappami" mi sussurrava nel buio della notte - ho desiderato ardentemente, per il suo bene, la fine.
Led rosso, pulsante sull'off, e il mio router wifi non c'è più. Sono solo.

Certo, le necessità impellenti mi hanno costretto a sostituirlo con uno nuovo, uno di questi di nuova generazione, tutto muscoli e addominali, brache calate, maglietta attillata e mutanda firmata ostentata.
Veloce come il vento e predisposto per ogni lazzo e vezzo che un affranto signore come me possa desiderare.
Ma non sarà mai più come prima.

Vi lascio, a mo' di epitaffio, con una frase tratta da 'Suttre' del grande Cormac McCarthy a proposito della sua città natale: "Solo le forme primitive sopravvivono"...

Ahimè, non sempre ha ragione lui
J_One

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