Carissimi lettori, ahimè sono deluso. Ma parecchio, e precisamente per un paio di questioni che vado appunto a dibattere.
X, di Cory Doctorow
Cory, ci contavo tanto su questo tuo romanzo, in assoluto uno di quelli che attendevo di più.
Devo riconoscerti un coraggio immane: scrivere un libro per sostenenere non tanto la fascinosità intrinseca della figura dell'hacker nella società contemporanea quanto il suo essere primigenio simbolo di libertà, uguaglianza e fratellanza, beh... ci vogliono degli attributi e te ne faccio grande merito.
Non contento, beato te,decidi di tratteggiare questo tuo quadretto già ardito sullo sfondo di un vero e proprio sabotaggio informatico delle attività governative ideato e fortemente voluto dal tuo personaggio principale come inno alla libertà durante un attacco terroristico.
Ora, non è che sia particolarmente ispirato dalle attività governative di qualunque genere, ma è indubbio che chiunque di noi sarebbe disposto a tollerare molto più del normale in una situazione come quella.
Tu, coraggioso, estremizzi la situazione per dimostrare comunque le tue ragioni, ti fa onore.
Dicevo del tuo personaggio principale, un ragazzo di 17 anni. Al quale metti in bocca tanto fervore e tanta ingenuità, ma stiamo sempre parlando di un 17enne che recita la dichiarazione di indipendenza in classe come giustificazione per la sua disubbedienza...
Insomma, se non lo avete già capito, X è un libro a tesi, ovvero quei libri che sono pensati e scritti per dimostrare la tesi dell'autore. Che, di solito, incappa nell'errore di scrivere per sè e non per i propri lettori. Lo adorerete se siete già della stessa idea dell'autore, vi lascerà indifferenti se non la condividete.
Potrebbe essere un problema non gravissimo se il racconto, la narrazione, la scrittura, insomma il romanzo fossero di alto livello. Purtroppo qui il romanzo non esiste, avete appena fatto i conti con un saggio romanzato, che indubbiamente ha il merito di far riflettere su tanti aspetti della nostra vita quotidiana e sul nostro rapporto col potere costituito (PS: se potere costituito vi sembra ingenuo, sappiate che il libro è pieno di loro, il sistema, il governo, ecc ecc. siete avvertiti).
Cormak McCarthy
Caro CMC, prima di avercela con te devo fare un disclaimer grosso come una casa ok?
Dichiaro quindi che sto riportando quello che mi ha detto un amico di una frase tratta da un intervista di Viggo Mortensen, attore che interpreta il personaggio principale di The road, film tratto dal tuo meraviglioso libro La strada.
Film che peraltro non ho visto in quanto non distribuito in Italia (e su questo argomento mi impongo il silenzio...).
Chiarito che giornalisticamente quello che vado a scriverti è monnezza allo stato puro, voglio pur sempre ricordarti che Viggo ha dichiarato che per interpretare il personaggio non ha avuto bisogno di altro che di parlare con te di come intendi la paternità.
Oibò.
[Flashback: La Strada racconta del viaggio di padre e figlio piccolo nei resti di un mondo distrutto da una non ben precisata guerra nucleare avvenuta anni prima. Lo scenario è semplice: quasi sempre buio, freddo perenne a causa delle polveri disperse nell'atmosfera, niente cibo, carburante, legna da bruciare, chi è sopravvissuto è in assoluto il peggior problema che puoi incontrare.
La critica giornalistica l'ha bollato come un film sulla paternità ovviamente, immagino sulla scorta della dichiarazione di cui sopra. Fine flashback]
Intendiamoci: dire che il libro è bello equivale a denigrarlo. E' in assoluto una delle cose più belle e emozionanti che abbia mai letto, soprattutto perchè tutti i momenti salienti sono raccontati solo attraverso dialoghi tra padre e figlio, e sono tutte stilettate al cuore nessuna esclusa.
Ora, non so quali elementi del libro vengano esaltati nel film, e neanche mi interessa molto quello che tu pensi di aver scritto - se davvero pensi di aver scritto un libro sulla paternità - a me interessa quello che hai veramente scritto.
E dire che La Strada è un libro sulla paternità è come dire che... che... beh non mi viene un paragone sufficientemente banale!
Insomma, la paternità è il livello iper superficiale del testo, e va bene.
Forse ti dimentichi le 3 pagine in cui racconti della madre del figlio - non riesco a pensarla come moglie del padre, scusami. Non spoilero niente per chi deve ancora leggere, ma non mi pare azzardato affermare che la figura della madre introduca un approccio molto, molto critico al concetto di genitorialità (e non solo parternità). E già qui il discorso si complicherebbe non poco.
E che dire di quei continui dialoghi, con le domande incalzanti del figlio (esempio, neanche troppo inventato: papà, perchè quel tizio straccione e ossuto mi vuole mangiare? giusto per capire l'atmosfera) e le risposte blaterate del padre che non riesce ad affrontare la realtà che lo circonda, ma si rifugia costantemente - in un peraltro splendido e continuo gioco di specchi - in quella che le domande del bambino gli presentano?
Non vogliamo associare alla paternità anche la capacità di fornire al figlio la guida, gli strumenti per affrontare la vita, pur tremenda che sia?
Quello de La strada non è in sostanza un padre talmente buono, premuroso e compiacente nei confronti del figlio da essere quasi inetto, genitorialmente parlando?
Ovvio che la mia è una provocazione, ma sarei veramente curioso di qualche commento da chi ha letto il libro.
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