Oggi vado a ripescare una lettura dello scorso anno, perchè sono in vena di parlare di coppie strane e litigiose. Ovviamente anche geniali, altrimenti che gusto c'è.
Il libro è una raccolta di racconti del maestro del racconto, Principianti di Raymond Carver.
Carver è straconosciuto e non mi metterò certo io a raccontarvi chi è, ma il personaggio che ci interessa nella nostra strana coppia è il suo amico/editor Lish.
Costui ha operato impunemente quello che quasi tutti voi che leggete definireste un atto di lesa maestà: quando Carver gli spediva i racconti, lui li tagliava e li pubblicava così, massacrati, mandando su tutte le furie il povero scrittore defraudato del suo ego letterario.
Fino a questo punto, tiro a indovinare ma credo di prenderci, starete tutti pensando che questo Lish doveva essere una gran brutta persona.
Andiamo più a fondo.
Lish non riscriveva niente. Si è sempre limitato a togliere. Eliminava battute, dialoghi, scene intere a volte. Si legge in giro che alcuni racconti sono stati sforbiciati del 70% delle parole.
Siccome io sono malato di mente, l'anno scorso sono uscito dalla libreria con 2 bei volumi in mano, uno col titolo riveduto da Lish "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore", l'altro col titolo originale Carveriano "Principianti".
Come avrete intuito, sono esattamente lo stesso libro, prima e dopo la cura, se vogliamo raccontarla così.
Un fatto è indubbio: Carver è maestro sublime del racconto breve e brevissimo, ha l'intelligenza, sostenuta dalla magistrale abilità letteraria, di mettere di fronte i personaggi delle sue storie ad abissi emotivi nei quali ogni lettore può riconoscersi, senza per questo avere la minima intenzione di descriverli.
A Carver basta accennarli, appena indicarli, per rievocare in voi un sacro terrore, una direzione in cui la vostra mente o il vostro cuore si rifiuta di andare.
Lui getta l'amo, a volte senza neanche il vermetto a fare da esca, e la vostra curiosità morbosa mischiata alle vostre paure vi fanno abboccare miseramente. Per Carver, voi siete esseri pateticamente prevedibili, leggere significa essere suoi. E felici di esserlo, aggiungo.
Ma il punto non è questo. Il punto è che le sforbiciate di Lish sono si abbondanti, ma sono anche molto precise, perfettamente pensate e direzionate.
Lish elimina completamente lo scrittore dai racconti, elimina passato e futuro dei personaggi, trasforma ogni racconto in un'istantanea della vita dei personaggi di turno.
I racconti di Principianti risultano quindi più ariosi e in un certo senso più evoluti, letteriamente parlando, se confrontati a quelli di Di cosa parliamo quando parliamo d'amore.
Ma noi siamo qua alla caccia di orbite eccentriche in universi incostanti, mica possiamo accontentarci dell'opinione più diffusa.
Vi invito quindi a leggere il primo racconto della raccolta, Perchè non ballate?
Sono sei pagine, tra le più emozionanti e al contempo spiazianti che mi sia mai capitato di leggere. Una scena di vita comunissima che Carver trasforma prima in qualcosa di quasi onirico, per poi chiuderla su toni completamente diversi. Non dico di più per non spoilerare niente ovviamente.
Leggo poi lo stesso racconto nella raccolta originale, sorpresa! E' uno dei pochi sostanzialmente identici.
E qui mi viene il dubbio: in questo racconto dello scrittore non v'è traccia, non c'è niente di più della storia raccontata, della fotografia dei 3 personaggi del racconto folgorati in uno dei momenti di vera libertà della loro vita.
Mi dedico quindi a continuare questa lettura doppia fino a metà raccolta con il preciso sospetto che i miei gusti mi portino dritto in braccio al Carver minimalista, indipendentemente dal fatto che questo Carver sia solo una mimesi di Lish.
Ben comprendo che dalla lettura di Principianti ne esca un Carver più scrittore, e quindi capisco le sue proteste, ma i racconti di Di cosa parliamo quando parliamo d'amore mi sono piaciuti molto di più! Più cinici, molto - molto! - più cattivi, ma più belli e stranianti.
Bravo Lish, la sapevi lunga te!
domenica 29 novembre 2009
mercoledì 25 novembre 2009
L'ultimo vero bacio - o del paradigma "ma tu russi?"
L'ultimo vero bacio, di James Crumley, lo trovate in (meritevole) edizione Einaudi.
Ho pensato molto a lungo a come raccontarvi di questo libro, poi ho avuto l'illuminazione: è sufficiente che vi spieghi il paradigma di mia invenzione del "ma tu russi?".
Per farlo, permettetemi di coinvolgervi in un piccolo gioco di ruolo.
Immaginiamo il solito tipo a cui piace la solita tipa fantastica.
Lui la corteggia da mesi (suggerimento: ricordatevi, mesi!), lei lo frequenta ma sempre con la solita storia del 'guardami-che-mi-sento-fantastica-ma-non-toccare. Voi maschietti che leggete mi avete capito. Anche voialtre naturalmente.
Il tipo, tra le mille e mille e mille idee che s'ingegna a proporre quotidianamente alla tipa, organizza una cena a casa propria con un po' di amici comuni.
Si mangia, si beve, si chiacchera, si beve. Dal momento che è una serata infrasettimanale, la compagnia verso mezzanotte inizia a perdere pezzi.
Ore 2.30 Zulu, a casa del tipo sono rimasti solo lui medesimo e la tipa medesima. Soli - loro medesimi. La tipa parla dituttounpo' per almeno un'altra oretta. Il tipo ascolta con un sonno boia e pure gli girano perchè la deve pure riaccompagnare a casa.
La tipa monologa e sproloquia sulla coinquilina, rea di evidente lesa maestà a causa di una funesta malattia del setto nasale che di fatto la fa russare senza sosta tutta la notte (detto fra noi, per natale il tipo gli ha già regalato dei tappi per le orecchie... fatevene una ragione).
Ore 4.00 Zulu, dopo mezzora abbondante di coinquilina, la tipa, bella bella con immacolata innocenza e svagatezza, approccia la situazione relativa alla tardissima ora con il paradigmatico (per l'appunto): ma tu russi?
"Ma tu russi?" è il mezzo attraverso il quale si manifestano concretamente diabolici meccanismi interiori, così innati da apparire innocenti, che servono solo a costruire nella propria testa castelli di false situazioni, convinzioni, idiozie, buoni a farsi una ragione di un comportamento sufficientemente negativo da doverselo giustificare ma che già in partenza si è deciso di tenere, oltretutto riassunto, svagatamente, con una battuta slegata da tutto il resto (attenzione: questa è condizione essenziale per il paradigma, perchè implica l'arguzia di chi ascolta a scoprire il gioco e comportarsi di conseguenza, senza dar modo al senso di vergogna altrui di passare il limite di guardia!)
Ergo: battuta secca che non c'entra niente, ma improvvisamente sai tutto di un (quasi certamente brutto) mondo che prima non esisteva.
L'ultimo vero bacio funziona esattamente così.
Le prime due pagine, folgoranti, raccontano tutto il libro. Di più, sono il libro.
A pensarci meglio e fare sforzo di astrazione, anche solo la prima frase è già il tutto, non vi serve altro.
Certo, vi sembrerà fuori contesto, forse così su due piedi vi dirà poco, ma il danno è già fatto: Abraham Treahorne e Firebird Roberts vivono già dentro di voi e vorrete conoscere il loro destino.
Vorrete conoscere la loro velocità.
Se qualcuno stesse pensando che questo sia un difetto tragico, lo aiuterà - confido - sapere che le 400 pagine successive sono a dir poco miracolose, emozionanti, suggestive.
Si respira sfogliando il libro tanto il puzzo dei bicchieri bavosi di birra e whisky quanto l'aria gelida di una decappottabile lanciata a manetta su qualche ruote sperduta, si percorrono migliaia di miglia in pochi giorni di racconto e non ci bastano mai le decine di disgraziati che s'incontrano, disgraziati veri perchè disgraziati dentro, contemporaneamente denudati e amorevolmente protetti dalla penna di Crumley, messi al centro di situazioni assurde, beffarde, patetiche eppure tragicamente verosimili, che sempre di vite di disgraziati stiamo parlando.
Per darvi qualche coordinata in più: se vi piacciono i noir e avete letto Chandler (prima) e Lansdale (dopo), sappiate che avete di fronte l'anello di congiunzione tra i due.
Se non vi piacciono i noir, fregatevene e leggetelo lo stesso!
Leggo in giro che questo è il capolavoro di Crumley, che non ha più raggiunto questo livello. Non faccio fatica a crederci.
Crumley qui esprime un vero e proprio culto per la singola pagina, bella come raramente capita di ammirare, riuscendo nel contempo a tenere ritmo e trama del racconto a livelli sempre alti.
Un libro sincero, forse anche troppo per qualcuno deboluccio di stomaco e di principi, e nonostante questo miracolosamente equilibrato.
Abbiate cura di Firebird, mi raccomando.
J_One
Ho pensato molto a lungo a come raccontarvi di questo libro, poi ho avuto l'illuminazione: è sufficiente che vi spieghi il paradigma di mia invenzione del "ma tu russi?".
Per farlo, permettetemi di coinvolgervi in un piccolo gioco di ruolo.
Immaginiamo il solito tipo a cui piace la solita tipa fantastica.
Lui la corteggia da mesi (suggerimento: ricordatevi, mesi!), lei lo frequenta ma sempre con la solita storia del 'guardami-che-mi-sento-fantastica-ma-non-toccare. Voi maschietti che leggete mi avete capito. Anche voialtre naturalmente.
Il tipo, tra le mille e mille e mille idee che s'ingegna a proporre quotidianamente alla tipa, organizza una cena a casa propria con un po' di amici comuni.
Si mangia, si beve, si chiacchera, si beve. Dal momento che è una serata infrasettimanale, la compagnia verso mezzanotte inizia a perdere pezzi.
Ore 2.30 Zulu, a casa del tipo sono rimasti solo lui medesimo e la tipa medesima. Soli - loro medesimi. La tipa parla dituttounpo' per almeno un'altra oretta. Il tipo ascolta con un sonno boia e pure gli girano perchè la deve pure riaccompagnare a casa.
La tipa monologa e sproloquia sulla coinquilina, rea di evidente lesa maestà a causa di una funesta malattia del setto nasale che di fatto la fa russare senza sosta tutta la notte (detto fra noi, per natale il tipo gli ha già regalato dei tappi per le orecchie... fatevene una ragione).
Ore 4.00 Zulu, dopo mezzora abbondante di coinquilina, la tipa, bella bella con immacolata innocenza e svagatezza, approccia la situazione relativa alla tardissima ora con il paradigmatico (per l'appunto): ma tu russi?
"Ma tu russi?" è il mezzo attraverso il quale si manifestano concretamente diabolici meccanismi interiori, così innati da apparire innocenti, che servono solo a costruire nella propria testa castelli di false situazioni, convinzioni, idiozie, buoni a farsi una ragione di un comportamento sufficientemente negativo da doverselo giustificare ma che già in partenza si è deciso di tenere, oltretutto riassunto, svagatamente, con una battuta slegata da tutto il resto (attenzione: questa è condizione essenziale per il paradigma, perchè implica l'arguzia di chi ascolta a scoprire il gioco e comportarsi di conseguenza, senza dar modo al senso di vergogna altrui di passare il limite di guardia!)
Ergo: battuta secca che non c'entra niente, ma improvvisamente sai tutto di un (quasi certamente brutto) mondo che prima non esisteva.
L'ultimo vero bacio funziona esattamente così.
Le prime due pagine, folgoranti, raccontano tutto il libro. Di più, sono il libro.
A pensarci meglio e fare sforzo di astrazione, anche solo la prima frase è già il tutto, non vi serve altro.
Certo, vi sembrerà fuori contesto, forse così su due piedi vi dirà poco, ma il danno è già fatto: Abraham Treahorne e Firebird Roberts vivono già dentro di voi e vorrete conoscere il loro destino.
Vorrete conoscere la loro velocità.
Se qualcuno stesse pensando che questo sia un difetto tragico, lo aiuterà - confido - sapere che le 400 pagine successive sono a dir poco miracolose, emozionanti, suggestive.
Si respira sfogliando il libro tanto il puzzo dei bicchieri bavosi di birra e whisky quanto l'aria gelida di una decappottabile lanciata a manetta su qualche ruote sperduta, si percorrono migliaia di miglia in pochi giorni di racconto e non ci bastano mai le decine di disgraziati che s'incontrano, disgraziati veri perchè disgraziati dentro, contemporaneamente denudati e amorevolmente protetti dalla penna di Crumley, messi al centro di situazioni assurde, beffarde, patetiche eppure tragicamente verosimili, che sempre di vite di disgraziati stiamo parlando.
Per darvi qualche coordinata in più: se vi piacciono i noir e avete letto Chandler (prima) e Lansdale (dopo), sappiate che avete di fronte l'anello di congiunzione tra i due.
Se non vi piacciono i noir, fregatevene e leggetelo lo stesso!
Leggo in giro che questo è il capolavoro di Crumley, che non ha più raggiunto questo livello. Non faccio fatica a crederci.
Crumley qui esprime un vero e proprio culto per la singola pagina, bella come raramente capita di ammirare, riuscendo nel contempo a tenere ritmo e trama del racconto a livelli sempre alti.
Un libro sincero, forse anche troppo per qualcuno deboluccio di stomaco e di principi, e nonostante questo miracolosamente equilibrato.
Abbiate cura di Firebird, mi raccomando.
J_One
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martedì 24 novembre 2009
Presentazione e benvenuto
Voglio inaugurare questo blog con un benvenuto a tutti i naviganti curiosi che hanno avuto la voglia di arrivare fino a qui. Spero che vi piaccia quello che troverete, e non posso che augurarmi il vostro indispensabile contributo di opinioni, commenti e critiche - ce ne sarà motivo, vedrete!
Perchè Universi Incostanti?
L'idea viene dall'omonimo titolo di un famoso (almeno tra gli appassionati del genere) romanzo di fantascienza di Vernor Vinge. Di questo signore tra l'altro avremo certamente modo di discutere in futuro.
Nel romanzo si teorizza una conformazione dell'universo in 4 distinte zone, all'interno delle quali valgono leggi fisiche diverse.
In particolare, man mano che ci si allontana dal centro della galassia, ci si addentra in zone via via più "lente", ovvero zone all'interno delle quali le leggi fisiche consentono di fatto meno possibilità. Per capirci, nella zona più lenta la velocità della luce è un limite invalicabile, nelle altre dove la fisica è diversa invece questo limite è abbattuto.
L'idea, nella sua semplicità, è fulminante ma soprattuttto stimolante.
Dentro Universi Incostanti parlerò di letture - soprattutto - musica, film, tecnologia, giochi e tutto ciò che vive in perenne orbita eccentrica rispetto al piano dell'eclittica del comune sentire, per riconoscerne - con il vostro aiuto! - la traiettoria e identificare le leggi specifiche all'interno delle quali questi memi funzionano, semplicemente raccontando idee ed opinioni a ruota libera.
L'idea, mi rendo conto, è tragicamente ambiziosa ma, spero, anche affascinante!
Di nuovo, benvenuti.
J_One
Perchè Universi Incostanti?
L'idea viene dall'omonimo titolo di un famoso (almeno tra gli appassionati del genere) romanzo di fantascienza di Vernor Vinge. Di questo signore tra l'altro avremo certamente modo di discutere in futuro.
Nel romanzo si teorizza una conformazione dell'universo in 4 distinte zone, all'interno delle quali valgono leggi fisiche diverse.
In particolare, man mano che ci si allontana dal centro della galassia, ci si addentra in zone via via più "lente", ovvero zone all'interno delle quali le leggi fisiche consentono di fatto meno possibilità. Per capirci, nella zona più lenta la velocità della luce è un limite invalicabile, nelle altre dove la fisica è diversa invece questo limite è abbattuto.
L'idea, nella sua semplicità, è fulminante ma soprattuttto stimolante.
Dentro Universi Incostanti parlerò di letture - soprattutto - musica, film, tecnologia, giochi e tutto ciò che vive in perenne orbita eccentrica rispetto al piano dell'eclittica del comune sentire, per riconoscerne - con il vostro aiuto! - la traiettoria e identificare le leggi specifiche all'interno delle quali questi memi funzionano, semplicemente raccontando idee ed opinioni a ruota libera.
L'idea, mi rendo conto, è tragicamente ambiziosa ma, spero, anche affascinante!
Di nuovo, benvenuti.
J_One
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